«La Sua anca è consumata, ci deve convivere», mi disse il mio ortopedico. Otto anni dopo, una fisioterapista sportiva mi ha mostrato su un foglio di carta perché si sbagliava.
Dolore sul lato esterno dell'anca, peggio di notte, impossibile dormire sul fianco: per otto anni mi hanno detto usura, cortisone, riposo. Poi ho scoperto che non era mai stata l'articolazione, ma un tendine che resta senza materiale per ripararsi. Sulla radiografia non se ne vede nulla. Dopo due settimane ho ritrovato le prime notti di sonno, dopo dieci settimane lo zoo con i nipoti.
Aspettavo una risposta, seduta nel suo studio. È arrivata una frase: «Ci deve convivere. È l'usura.»
Le è mai successo? Quella sensazione di quando qualcuno, con quattro parole, decide i Suoi prossimi vent'anni?
Ho annuito, ho ringraziato, sono tornata a casa. E poi in macchina ho pianto.
Quello che è venuto dopo era peggio del dolore
Mi diedero l'ibuprofene, poi il diclofenac, poi un'infiltrazione di cortisone. La prima durò tre mesi e pensai di avercela fatta. La seconda durò sei settimane, la terza quasi niente.
In compenso arrivò dell'altro. Mal di stomaco, una pressione che all'improvviso era diventata un problema, e una dottoressa di base che aggrottava la fronte davanti ai valori del fegato. Le pastiglie abbassavano il dolore per qualche ora, ma non migliorava niente.
E nel frattempo sempre lo stesso consiglio, da tutte le parti: si riguardi. E così mi sono riguardata. Ho disdetto la camminata in montagna, poi il giro in centro, poi lo zoo con i nipoti.
Mi muovevo di meno e ingrassavo. Ogni chilo premeva proprio sul punto che già faceva male. Un circolo vizioso che girava sempre più in fretta.
Le è mai successo? Fare tutto esattamente come le hanno detto, e vedere che ogni anno va comunque peggio?
A un certo punto ho cominciato a inventare scuse
«Questa settimana non mi va bene.» «Ho già un impegno.» «Andate pure avanti, io vi aspetto qui.» La verità era: non ce la facevo più.
Prima di fare le scale ci dovevo pensare. Le borse della spesa le portavo una alla volta. Quando uscivamo a passeggio in tre, ero io quella che gli altri dovevano aspettare.
Come si spiega alle amiche che a 57 anni non si riesce più a fare una rampa di scale? Sorridevo e dentro mi vergognavo. A casa ero diventata irritabile, mi bastava una sciocchezza per perdere le staffe.
Chi si sveglia ogni giorno con il dolore, a un certo punto non ha più pazienza per niente. Il dolore non mi toglieva solo i movimenti. Mi toglieva, pezzo dopo pezzo, la persona che ero stata.
Le notti erano la cosa peggiore
Non riuscivo più a stendermi sul fianco destro, poi a un certo punto nemmeno sul sinistro. Mettevo un cuscino tra le ginocchia, aiutava un pochino. Mi svegliavo lo stesso quattro, cinque volte a notte.
A un certo punto mi sono trasferita nella camera degli ospiti. Non per il dolore, ma perché almeno mio marito potesse dormire tutta la notte. Alle tre e mezza ero sveglia e contavo quante ore mancavano.
Avevo 57 anni e me ne sentivo 75.
Forse tutto questo lo conosce anche Lei
È proprio per questo che lo scrivo. Perché so cosa vuol dire trovarsi in un vicolo cieco, dove ogni medico dice la stessa cosa e alla fine ci si convince da sole che è così e basta.
Forse anche Lei alle tre e mezza è sveglia. Forse anche Lei la settimana scorsa ha disdetto qualcosa inventando una scusa. Allora voglio dirLe una cosa: non è colpa Sua, e non è la fine.
Due anni fa non ci avrei creduto nemmeno io. Quello che è successo dopo ha cambiato tutto.
Poi mia cognata disse una frase che all'inizio mi fece ridere
Eravamo sedute al tavolo della sua cucina. Conosce la mia storia e per otto anni mi ha vista disdire tutto. «Così non si può andare avanti», disse. «Devi trovarti qualcun altro.»
Ho riso amaramente. E chi, il mio ortopedico? Quello mi dice solo che ci devo convivere. Poi mi parlò della sua fisioterapista sportiva.
Il mio primo pensiero fu un no secco. Una fisioterapista sportiva lavora con gente che corre le maratone, con ragazzi che si sono rotti il crociato. Io ho 57 anni e non riesco a salire le scale. Ma sapevo anche questo: così non potevo andare avanti. E allora ho preso un appuntamento.
Per la prima volta in otto anni qualcuno mi ha ascoltata
Non mi aspettavo niente, ero stata delusa troppe volte. Ma dopo i primi minuti ho capito che lì le cose andavano diversamente. Si prese tutto il tempo, non i soliti sette minuti di corsa con un piede già fuori dalla porta.
Mi chiese quando esattamente faceva male. Se camminando o da sdraiata, su che lato dormivo, quanto riuscivo a stare in piedi di fila, cosa avevo già provato in otto anni. Non mi interruppe, e non alzò gli occhi al cielo quando le raccontai del cuscino tra le ginocchia.
Disegnò due linee, e il mio dolore cambiò nome
«Mi indichi con un dito dove fa male.» Indicai il lato esterno, l'osso che sporge lì.
Annuì. «Esatto. Non l'inguine. Allora non è la Sua articolazione.» Per otto anni tutti mi avevano detto che era l'articolazione.
Disegnò l'osso e una linea sopra. «Questo è un tendine. Passa all'esterno sopra l'osso, come una corda sopra uno spigolo.» Poi picchiettò il punto in cui i due si incrociano. «Qui fa male. Si chiama tendinopatia glutea.»
«È la causa più frequente di dolore al lato esterno dell'anca nelle donne della Sua età», disse. «E quella a cui più spesso si dà il nome sbagliato.»
È la causa più frequente di dolore all'anca nelle donne di questa età, e quella a cui più spesso si dà il nome sbagliato. Fa male all'esterno, sull'osso , non nell'inguine, e non è l'articolazione, ma un tendine che lì passa come una corda sopra uno spigolo. Su una normale radiografia un tendine non si vede.
«E perché fa male?»
«Perché resta senza materiale.» Me lo spiegò in un modo che capii subito.
Un tendine non è una corda morta. Si rinnova di continuo: fibre vecchie fuori, fibre nuove dentro. Per questo rinnovamento le cellule del tendine hanno bisogno di energia, e di tantissima.
«Ed è proprio qui che nelle donne dopo la menopausa le cose si inceppano», disse, e disegnò un cerchietto accanto al tendine. «Questa è una cellula del tendine. Lavora con una minuscola riserva di energia che dura pochi secondi. Quando è vuota, la cellula smette di ricostruire.»
Poi disse la frase che mi sono scritta: «Il Suo tendine non è consumato. Gli manca la corrente.»
«Allora gli ridiamo la corrente»
Le chiesi come si facesse. Disse una parola che mi fece subito staccare la spina: creatina.
«Ma è quella roba da palestra», dissi. «Mi gonfio tutta.» Sorrise, non con sufficienza, ma come se quella frase l'avesse già sentita mille volte.
«La creatina non è una polvere da sportivi. È la sostanza che riempie proprio questa riserva di energia. In ogni cellula, anche in quella del tendine. E gonfia non diventa: Le manca semplicemente il testosterone.»
Mi mostrò uno studio su donne tra i 58 e i 71 anni. Dopo appena una settimana di creatina spingevano cinque chili in più alla pressa per le gambe e si alzavano più in fretta dalla sedia. Una settimana, in donne della mia età. L'ho letto due volte.
Poi arrivò il punto in cui ho quasi mollato di nuovo. «Solo che nel Suo caso con una creatina presa al supermercato non funzionerà.»
Perché il barattolo del supermercato non serve a niente
«La creatina arriva nel sangue. Ma questo non vuol dire che arrivi nella cellula.» Disegnò una parete cellulare con una porta chiusa.
«Il passaggio attraverso questa parete è il collo di bottiglia. E nelle donne in menopausa spesso funziona peggio, perché insieme agli ormoni cambia anche il metabolismo delle cellule. Lei può prendere la Sua dose ogni giorno e avere comunque una cellula vuota.» Poi disegnò una chiave accanto alla porta.
«Per questo ci vuole una seconda sostanza che apra la porta. La taurina. La combinazione delle due si chiama CellSync. È per questo che una arriva a destinazione e l'altra no.»
Più tardi ho trovato l'unico studio che ha messo a confronto le due cose. La creatina da sola non ha dato nessuna differenza misurabile nella prova di sforzo, e nemmeno la taurina da sola. Insieme, i partecipanti hanno resistito il 16,8 per cento più a lungo.
Mi sono scritta tutto e sono tornata a casa. Scettica, sì, ma per la prima volta in otto anni con un filo di speranza.
L'ho ordinato e dopo nove giorni stavo quasi per smettere
Senza entusiasmo, un po' come quando provi un'ultima cosa senza aspettarti più niente. Mio marito mi chiese quanto costava stavolta. Gli risposi: meno dei plantari che da due anni stanno nell'armadio.
Quattro giorni dopo il pacco era davanti alla porta. Guardai il misurino e pensai: tutto qui, una polvere? Poi l'ho mescolata nel caffè, perché non sapevo dove altro metterla. Prima sorpresa: non si sente per niente.
La prima settimana è stata una delusione. Sette giorni, niente. Le stesse notti, la stessa fitta sulle scale, la stessa mano sul corrimano.
Il nono giorno ero in cucina con la busta in mano e mi chiedevo se rimandare indietro il resto. L'ho rimessa a posto, solo perché mi ero detta: tre mesi, non tre settimane.
In quei giorni una cosa era diversa, e me ne sono accorta solo dopo: il pomeriggio non crollavo più come al solito verso le quattro. La fisioterapista disse che non era un caso. La creatina sta in ogni cellula, e quasi tutte le donne la notano prima nella testa. Il tendine ha bisogno delle sue settimane, la testa no.
Ripensandoci, continuare a prenderla è stata la decisione più importante di tutta la storia.
La mattina in cui trovai il cuscino per terra
Mi sono svegliata e ho guardato l'orologio. Quasi le sei. Ho provato a ricordare quante volte mi ero svegliata durante la notte. Due. Non cinque, due.
La notte dopo lo stesso, e anche quella dopo ancora. Non l'ho detto a nessuno, avevo paura di rovinare tutto a forza di parlarne.
Poi arrivò la terza settimana, un sabato. Mi svegliai ed ero sdraiata sul fianco destro. Sul fianco su cui da due anni non riuscivo a stare nemmeno mezz'ora di fila. Sono rimasta ferma ad aspettare la solita fitta. Non è arrivata.
Quella mattina sono rimasta in piedi in cucina e ho pianto come una bambina. Di sollievo. Chi non ha mai dormito male per anni non lo può capire.
Dopo sei settimane ho ricominciato a fare le cose
Prima il mio limite era questo: fino all'angolo, poi fermarmi e fare finta di guardare qualcosa sul telefono. Quel giorno ho fatto tutto il giro dell'isolato. Senza pause, senza scuse. Sono arrivata al portone di casa e ho fatto semplicemente un altro giro, perché non ci potevo credere.
Dopo dieci settimane sono andata allo zoo con i nipoti. Tre ore in piedi. Mia nipote voleva vedere i pinguini, e quelli stanno in fondo, proprio dall'altra parte.
Prima, quello sarebbe stato il momento in cui avrei detto: andate voi, io vi aspetto qui sulla panchina. Quel giorno quella frase non l'ho detta. Sono andata con loro, fino in fondo dai pinguini e ritorno.
Com'è andata per me, senza abbellimenti
Giorno 1-7 · Niente
Le stesse notti, la stessa mano sul corrimano. Ero a un passo dal rimandare indietro la busta.
Giorno 9-12 · Prima la testa
Il calo del pomeriggio alle quattro non è arrivato. L'ho collegato alla polvere solo settimane dopo.
Settimana 2 · Sveglia due volte invece di cinque
Tre notti di fila. Non l'ho detto a nessuno, per paura di rovinare tutto a forza di parlarne.
Settimana 3 · Il fianco destro
Mi sono svegliata sul fianco, il cuscino per terra. Erano due anni che non dormivo così.
Settimana 6 · Un giro dell'isolato
Senza pause, senza scuse, e poi un altro giro.
Settimana 10 · Tre ore di zoo
Fino ai pinguini e ritorno. La frase «Andate pure» non l'ho detta.
La prova che non era un effetto placebo
D'estate siamo stati via dodici giorni, e avevo lasciato la busta a casa accanto alla macchinetta del caffè. Dodici giorni, pensavo, non cambia niente.
La prima settimana, tutto bene. Nella seconda è ricominciato, prima di notte, poi salendo le scale fino alla camera d'albergo. Quando ho ripreso a casa, ci sono volute circa tre settimane per tornare dov'ero prima.
Per me questa è stata la prova. Un placebo non smette di funzionare perché hai sbagliato a fare la valigia. La fisioterapista annuì e basta: «La riserva si svuota in circa quattro settimane, se smette. È misurato. La prenda senza interruzioni.»
Il prodotto che prendo da allora
Ormai mi chiedono spesso cosa prendo esattamente. Per questo lo scrivo qui.
Si chiama Vaya Croffee, creatina + taurina. Croffee, perché si mescola nel caffè. Sulla confezione non c'è scritto niente sull'anca, è venduta come creatina per donne dai 40 anni in su. Proprio per questo un anno fa ci sarei passata davanti senza guardarla.
La fisioterapista mi aveva scritto a cosa fare attenzione, e il foglietto ce l'ho ancora. Micronizzata, perché si sciolga davvero e non resti come sabbia sul fondo del bicchiere. Qualità farmaceutica, non da mangime: nella creatina è una differenza vera, che guardando la polvere non si vede. Con la taurina già dentro, non da comprare a parte. E la materia prima doveva essere Crealin, una creatina prodotta in Germania.
Vaya viene dalla Germania, ha la certificazione ISO e HACCP, e il lotto è sulla Kölner Liste (Lista di Colonia), controllato all'Università dello Sport di Colonia. Senza zucchero, senza riempitivi, vegana.
In pratica vuol dire: cinque grammi al giorno, un misurino, nessuna fase di carico. Io la mescolo al mattino nel caffè, la mia vicina la prende nello yogurt. Una busta dura 30 giorni. Tutto qui, ed è proprio questo che all'inizio mi rendeva così diffidente.
- Trattamento di tre mesi a 67,47 euro invece di 89,97 euro, circa 75 centesimi al giorno
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Quanto mi sono costati gli otto anni prima
A un certo punto ho fatto il conto, e avrei preferito non saperlo. Tre infiltrazioni di cortisone con il ticket. Quattro cicli di fisioterapia, ognuno con il ticket e il viaggio. Antidolorifici per anni, in parte pagati di tasca mia.
Due paia di plantari ortopedici, pomate, cerotti riscaldanti, un cuscino da 60 euro che a sentir loro scaricava l'anca. Sono arrivata ben oltre i 1.000 euro. E nemmeno una di queste spese ha agito sul punto che conta davvero.
La cosa che mi ha fatto più arrabbiare l'ho letta solo dopo. Nel più grande studio fatto proprio sul mio dolore, le donne sono state divise in tre gruppi: esercizi, infiltrazione di cortisone, oppure aspettare e riguardarsi. Dopo otto settimane stava meglio il 77 per cento del gruppo esercizi, il 58 per cento del gruppo infiltrazione e il 29 per cento di quelle che si riguardavano. Dopo un anno l'infiltrazione non aveva più nessun vantaggio.
Riguardarsi, quindi, non era solo inutile. Riguardarsi era l'errore.
Perché non si trova al supermercato
La creatina da sola si trova dappertutto, era stato proprio il mio primo pensiero. Quello che lì non trova è la combinazione: creatina monoidrato micronizzata di qualità farmaceutica insieme alla taurina, che è quella che apre la cellula. E in più un lotto che compare sulla Kölner Liste (Lista di Colonia).
È per questo che non è su ogni scaffale. Ed è anche per questo che ogni tanto non è disponibile. Una volta ho dovuto aspettare tre settimane anch'io, e in quelle tre settimane ho visto cosa succede quando si interrompe.
Perché Le consiglio di prendere subito tre buste
Non perché costa meno, anche se è vero, ma perché un tendine ha bisogno di mesi, non di settimane. Per me il primo segnale è arrivato dopo due settimane, e si è fatto netto tra la sesta e la decima settimana.
Chi smette dopo tre settimane smette proprio sul più bello. Il trattamento di tre mesi costa 67,47 euro invece di 89,97 euro, cioè circa 75 centesimi al giorno. La spedizione è gratuita.
Per fare un confronto: le mie tre infiltrazioni di cortisone, tra ticket e viaggi, sono costate diverse volte tanto. E nessuna ha tenuto.
Non sono l'unica
Da quando ne parlo, sento sempre le stesse frasi.
- «Dopo otto settimane, per la prima volta da anni, sono riuscita di nuovo ad addormentarmi sul fianco. Il cuscino tra le ginocchia non mi serve più. Le scale per la cantina le faccio ancora tenendomi al corrimano, ma le faccio.»Elfriede · 61 · dorme di nuovo sul fianco
«Il mio ortopedico voleva già rifilarmi un'articolazione nuova. Prima ho voluto aspettare tre mesi. Non era l'articolazione.» Ingrid, 64.
«Pensavo fosse una cosa da sportivi. Peso esattamente come prima. Solo che riesco di nuovo a salire le scale.» Marianne, 55.
Nessuna di loro parla di miracoli. Tutte parlano di settimane.
Cosa succede se non cambia niente
La fisioterapista me l'ha detto chiaro e tondo, e mi sono arrabbiata, perché in otto anni nessuno me l'aveva mai detto. Il tendine non si ricarica da solo, e ogni anno passato a riguardarsi lo rende più sottile e più sensibile.
In Germania si impiantano ogni anno oltre 280.000 protesi d'anca, sei su dieci nelle donne. E fino a una su quattro dopo l'operazione continua ad avere dolore, spesso proprio in quel punto all'esterno. Se il problema è un tendine, un'articolazione nuova non serve.
Se non cambia niente, le notti che perde oggi sono ancora le migliori che avrà.
E se nel Suo caso non funziona?
Allora scrive una mail e Le restituiscono i soldi. Non deve rimandare indietro niente, nemmeno la busta aperta, e non deve nemmeno dare spiegazioni. Ha 90 giorni, e il trattamento dura 90 giorni. I conti tornano.
So che effetto fa leggere queste righe. Un anno fa anch'io avrei chiuso la pagina. Ma pensi un momento a dove vuole essere tra tre mesi. O a dicembre è di nuovo seduta sulla panchina e dice la frase che io ho detto per anni: andate pure, io vi aspetto qui. Oppure va con loro.
Tra le due cose ci sono circa 75 centesimi al giorno e la pazienza di tenere duro più di tre settimane.
Le consiglio comunque una cosa che non costa niente. Stanotte conti quante volte si sveglia perché si è girata, e scriva il numero su un foglietto. Tra dodici settimane lo riguardi.
Se il numero è lo stesso, rimandi tutto indietro. Se è più basso, saprà che il Suo ortopedico si sbagliava. Come il mio.
P.S. Il foglio con la corda sopra lo spigolo oggi è attaccato al mio frigorifero. Non per il dolore, ma per ricordarmi quanto sono stata vicina a rassegnarmi a quel «ci deve convivere». Quattro parole, e otto anni.
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- Senza zucchero, senza riempitivi, vegana, ogni lotto sulla Kölner Liste (Lista di Colonia)
Fonti
- Mellor R et al. (2018). Education plus exercise versus corticosteroid injection use versus a wait and see approach on global outcome and pain from gluteal tendinopathy (LEAP). BMJ 361, k1662. (n = 204, 77 / 58 / 29 % dopo 8 settimane)
- Kjaer M (2004). Role of extracellular matrix in adaptation of tendon and skeletal muscle to mechanical loading. Physiological Reviews 84(2), 649–698.
- Gotshalk LA et al. (2008). Creatine supplementation improves muscular performance in older women. European Journal of Applied Physiology 102(2), 223–231. (n = 30, donne tra 58 e 71 anni, 7 giorni)
- Yu P et al. (2025). Creatine plus taurine supplementation and exercise performance in the heat. Sports Health 17(5). (16,8 % di tempo in più fino all'esaurimento, le singole sostanze senza effetto significativo)
- Hultman E et al. (1996). Muscle creatine loading in men. Journal of Applied Physiology 81(1), 232–237. (fase di eliminazione di circa quattro settimane)
- Kreider RB et al. (2025). Safety of creatine supplementation: analysis of 685 randomized controlled trials. JISSN. (effetti collaterali 13,7 contro 13,2 % con placebo)
- Statistisches Bundesamt (Ufficio federale di statistica tedesco) (2024). Statistica ospedaliera per DRG, protesi d'anca. (281.086 interventi, 60,7 % donne). Beswick AD et al. (2012). BMJ Open 2, e000435. (dal 7 al 23 % con dolore dopo protesi totale d'anca)
- Kölner Liste (Lista di Colonia), Università dello Sport di Colonia: Vaya Kreatin + Taurin, lotto CTP-C04262611, analisi del 22.05.2026, nessuna irregolarità.